Guardando alle baby bags, così come del resto accade per ogni altro accessorio rivolto alle future mamme e/o alla prima infanzia, ci si spalanca di fronte un universo.

E, per quanto in commercio ve ne siano dall’ottimo rapporto qualità prezzo (come questo convenientissimo set oppure quest’altro elegante coordinato), in questo post guarderemo a questo importante accessorio da un punto di vista diverso. Infatti, analizzando le borsette delle donna si possono capire molte cose. Ancor più se la donne in questione sono anche future mamme: in quel caso le borse possono svelare anche molto delle realtà sociali in cui vivono.

Partendo da questa considerazione, i responsabili di Water Aid – Onlus internazionale che si occupa di fornire sostegno alle popolazioni dei Paesi più disagiati nella lotta al contagio derivante dall’uso di acqua contaminata, sensibilizzando nel contempo i governi mondiali su questo problema e sulle politiche sanitarie necessarie per contrastarlo – ha chiesto ad alcune future mamme di tutto il mondo di aprire le loro “baby bag”.

 

Ellen, Malawi

Ad esempio in quella di Ellen, che vive in Malawi (Africa Orientale) e che partorirà presso un centro medico in cui, nonostante enormi carenze (quali mancanza d’acqua pulita e attrezzature sterilizzate e frequenti blackout elettrici), nascono una media di 90 bambini al mese, troviamo

  • una torcia
  • un foglio di plastica nera su cui depositare il neonato
  • una lama di rasoio per tagliare il cordone ombelicale e una stringa per legarlo
  • tre grandi parei per avvolgere lei stessa e il bimbo nel periodo di soggiorno presso il centro, che può durare fino a quattro settimane
Ellen - futura mamma del Malawi
Foto di Jenny Lewis per WaterAid

Deanna, New York City

Deanna - futura mamma di NY City
Foto di John Neiers per WaterAid

In quella di Deanna, che invece vive a New York e tra qualche settimana darà alla luce il suo primo figlio, troviamo:

  • Un lettore MP3
  • Olio da massaggio al cocco
  • Olio di lavanda
  • Un gel all’Arnica
  • Qualche spuntino
  • Un reggiseno per allattamento
  • Una morbida coperta
  • Una tutina a maniche lunghe
  • Un cappellino fatto a maglia

Joanne, Londra

Joanne Laurie futura mamma di Londra
Foto di Anna Kari per WaterAid

Oggetti simili a quelli che possiamo trovare nella “baby bag” della trentaquattrenne Joanne, che vive a Londra e nella sua borsa ha messo:

  • Abiti
  • Un asciugamano
  • Articoli da toeletta
  • Un elettrostimolatore
  • Un Ipad
  • Una bottiglia d’acqua
  • Pannolini
  • Abiti bianchi per il bambino
  • Un paio di pantaloni fatti a maglia
  • Una coperta

L’obiettivo del progetto fotografico della Onlus è, naturalmente, sottolineare le enormi difficoltà che devono affrontare, ancora oggi, le future mamme che hanno avuto la sfortuna di nascere in Paesi in via di sviluppo. Dove, come sottolineato da un responsabile di WaterAid

Ogni minuto un bambino appena nato muore a causa di infezioni causate da mancanza di acqua potabile e di opportune norme igienico-sanitarie.

Una tristissima realtà, fortunatamente molto diversa rispetto a quella che viviamo nei Paesi più avanzati, di fronte alla quale non si può e non si deve volgere lo sguardo da un’altra parte. La vita di questi bambini dipende anche dal supporto che, Onlus come Water Aid ed atre operanti in simili realtà, ottengono da chi è stato più fortunato.


E nelle vostre borsette, future mamme che state leggendo questo post, che cosa avete messo-metterete? Qual è l’elemento assolutamente indispensabile che proprio non può mancare?
Raccontatecelo lasciando un commento qui sotto!

 

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